PERIODICO DI INFORMAZIONE
DEL MUNICIPIO DI LUGANO





1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 -1996 - 1997 - 1998 - 1999
2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006 - 2007 - 2008 - 2009


  Indice


La cittadinanza invisibile

Articolo 2
Novembre 1998

Autore Claudio Gianinazzi

Un impegno per tutti

Spesso abbiamo l’impressione che le stesse cose e le stesse parole siano destinate a ripetersi nel tempo. Che il cammino compiuto sia solo 1’ inizio di una fatica; o ancora pensiamo che le grandi scoperte siano del nostro tempo e che sullo sfondo poco possa manifestarsi e illuminare la nostra memoria e con essa la nostra azione presente. Questo capita perché nella vita ci tocca essere realisti, nel lavoro pragmatici, perché poco è il tempo e limitati i mezzi che abbiamo a disposizione per riflettere sugli oggetti e i pensieri del nostro tempo.

In questo modo lasciamo vivere incontaminati sotto la superficie delle parole comportamenti istintivi e immediati, pensieri irriflessi e irrisolti, visioni confuse e assolute. Ma a volte ci accorgiamo che la precisione del nostro mondo è effimera, che le opzioni razionali possono lasciare il posto ad altro, che l’equilibrio a fatica ricercato può d’un tratto sciogliersi come neve al sole. Basta che qualcosa di diverso e di imprevisto si insinui nella nostra vita individuale, nel tessuto della nostra vita familiare e sociale e d’un solo colpo ciò che ci attornia ci sembrerà trasformato. Questo accade quando dal centro siamo sospinti ai margini, quando la società con meccanismi più o meno consapevoli esclude una parte dei suoi membri, quando ci troviamo per una ragione o l’altra a scivolare sotto o salire oltre il limite dell’indefinita e oscillante linea della norma. Ci accorgiamo allora della presenza di un altro mondo che vive e opera accanto a quello delle nostre certezze e regolarità, un mondo che esprime altre visioni e bisogni, che pone altre domande e che avevamo solo presentito, visto con la coda dell’occhio sulle pagina del giornale. E questo è il mondo delle diversità. Non vogliamo dire che questo sia un “altro mondo”, ma è anche vero che quando parliamo di “diversità” pensando nei termini di processi di “integrazione” riconosciamo implicitamente la separatezza di quel mondo e che quindi a questa funzione positiva ne sia corrisposta in precedenza una esclusiva. L’integrazione, se cosi vista, indica quindi un percorso interno alla società teso a recuperare nella sua compagine una parte propria. E’ questo un cammino che stiamo compiendo e che va nella direzione di una più alta visione della civiltà e dei suoi compiti, di una società meglio organizzata e predisposta ad accogliere senza distinzioni tutti i suoi cittadini e a mettere a loro disposizione i mezzi necessari alla loro crescita, alla loro formazione. Esiste però la preoccupazione e il timore che questo cammino che da una parte trova gli specialisti impegnati a indagare e a risolvere i problemi quotidiani dei disabili e dall’altra una società sempre più spinta alla rincorsa di una fortuna egoistica, possa interrompersi e cosi aumentare la distanza tra i disabili e i normodotati. Una possibilità che vogliamo pensare remota e per sempre estinta dal nostro orizzonte sociale e culturale.
Ma non possiamo non vedere anche l’esistenza di segnali di senso contrario: ad esempio l’inserimento di bambini disabili nelle classi normali sembra un impegno al quale ci si voglia sottrarre. Un’integrazione reale non può che prefigurarsi che come istruzione comune a tutti i bambini e con il concorso degli specialisti necessari. Anche il bambino, il ragazzo handicappato ha il diritto di vivere una normale vita scolastica. E’ quindi necessaria una riforma profonda della scuola e l’abbandono della distinzione tra scuola normale e scuola speciale, il compito della scuola è di favorire l’integrazione anche dell’handicappato.
Dovrebbe perciò essere risolto a livello svizzero il nodo del doppio regime finanziario per cui l’educazione speciale è finanziata tramite 1’ Assicurazione Invalidità e non dal Dipartimento dell’Edu-
cazione dello stato competente.
Questo sistema per ragioni finanziarie, come denunciato da Gerard Bless in un suo studio, agisce come freno all’apertura delle scuole normali ai bambini con handicap: bambini con ritardi mentali, bambini con handicap fisici, bambini con ritardi nel linguaggio e difficoltà di parola, bambini con difficoltà di udito e di vista, bambini con handicap multipli e con disturbi di comportamento sono in prevalenza esclusi dalle attività scolastiche e quindi separati dai loro coetanei. È questo un problema importante sul quale occorre riflettere e agire vincolando il diritto di questi bambini di partecipare alla vita della comunità a cui appartengono. Esistono esperienze a cui riferirsi. Deve quindi manifestarsi una sensibilità e una politica che sostenga in modo deciso la questione dell’integrazione che ne affermi il principio e che sia in grado di muovere e riorganizzare le risorse umane e finanziarie per realizzare questo compito.
La persona con handicap deve potere godere di pari dignità e rispetto delle persone normali. Per ora sembra che riconosciamo ancora e soltanto all’handicappato una sorta di cittadinanza invisibile. L’attenzione a livello nazionale verso questa parte della popolazione è insufficiente se confrontato con quanto accade in diversi paesi d’Europa o negli Stati Uniti dove esistono atti e leggi vincolanti per le amministrazioni e intese a promuovere l’integrazione.
I1 Presidente Clinton ha incaricato una vera e propria Task Force per studiare e promuovere in coerenza con l’“American with Disabilities Act” un programma “The NII against the Handicap” inteso a promuovere le necessarie ricerche per eliminare le disparità nell’uso dei mezzi di informazione e comunicazione abbattendo le barriere esistenti, offrendo così anche in questo campo con un sforzo tecnologico e di ricerca notevole, ai 49 milioni di americani disabili, pari opportunità. Con pari dinamismo dobbiamo imparare a muoverci affinché possiamo comprendere la condizione dell’altro, come nostra condizione, in modo da colmare una differenza con uno scambio che presuppone un progetto comune: l’essere nella società.
 

 

ULTIMO NUMERO | ARCHIVIO | INFORMAZIONI