PERIODICO DI INFORMAZIONE
DEL MUNICIPIO DI LUGANO





1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 -1996 - 1997 - 1998 - 1999
2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006 - 2007 - 2008 - 2009


  Indice


Le fotografie di Goldbeck

Articolo 6
Maggio 1999

Autore Benedetta Giorgi



Ci accoglie, all’entrata
della Galleria Gottardo di Lugano,
una delle più grandi “insegne viventi” che il fotografo americano Eugene Omar Goldbeck abbia mai realizzato, quella degli aviatori della base
aeronautica di Lackland.
Infatti nel 1947 riuscì a mettere insieme 21.765 militari e ad immortalarli in un’unica istantanea, utilizzando una torre alta 60 metri sulla
cui sommità stava la sua macchina
fotografica e che gli permetteva la ripresa dall’alto.

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Goldbeck, nato a San Antonio (Texas) nel 1891 o 1892, iniziò ad interessarsi alla fotografia a soli dieci anni quando, in un giorno di primavera del 1901, ritrasse il presidente americano William McKinley in visita a San Antonio. Il risultato rispose in pieno alle sue aspettative e gli diede una tale soddisfazione che decise di investire i successivi venti anni nell’apprendimento dell’arte della fotografia e del mestiere di fotografo. E, nel 1912, arrivarono le prime fotografie professionali, mentre nel 1914 iniziarono i viaggi per lavoro, che gli fecero girare quasi tutto il mondo. Il primo spostamento lo portò a Panama, per l’apertura del canale, e subito dopo fu in Alaska e lungo la costa occidentale degli Stati Uniti dove forniva i suoi servizi in qualità di fotografo itinerante.

Guadagno e professionalità
Da allora Goldbeck produsse circa un milione di negativi, specializzandosi in modo particolare nelle fotografie panoramiche, di cui ne vediamo trentadue esemplari nell’esposizione a lui dedicata a Lugano e curata da Kitti Bolognisi. Questo formato rispondeva a due esigenze fondamentali: da un lato soddisfacevano le esigenze economico-produttive e professionali di Goldbeck, dall’altro corrispondevano alla sua visione molto più ampia del mondo. Certo, il suo spiccato senso per gli affari non veniva mai messo in secondo piano, se pensiamo per esempio che per la fotografia del ‘47 vendette le copie a circa tre dollari l’una e, potendo contare su almeno 21.000 potenziali acquirenti, dovette mettere insieme un bel gruzzoletto. Ciascuno scatto presupponeva però una lunga pianificazione, che poteva durare anche dei mesi e che aveva lo scopo di far raggiungere a tutti coloro che sarebbero stati fotografati la propria postazione nel minor tempo possibile e con poca difficoltà. Infatti il fotografo doveva tenere conto delle distorsioni ottiche provocate dalla rotazione della macchina e calcolare esattamente la distanza fra le file e anche fra i singoli soggetti. E senza un’accurata pianificazione l’operazione avrebbe richiesto tempo memorabile, stancando forse i partecipanti e vanificando le prospettive di lauto guadagno. Addirittura tutto il materiale tecnico veniva assicurato, persino le prodigiose torri, dopo che una di queste era stata spazzata via da un’improvvisa folata di vento.

Otto decenni di carriera
Naturalmente una tale attenzione alla produttività portò Goldbeck a fondare, insieme alla moglie Marcella, nel 1921 a San Antonio, un’agenzia fotografica, la National Photo Service, poi chiamata National Photo News Service, tutt’ora esistente e gestita dal nipote del fondatore, Edward. Ben presto la National Photo divenne un’agenzia commerciale di successo perché in essa venivano applicati pianificazione, creatività e duro lavoro, le medesime doti che avevano caratterizzato i primi anni di attività. Accanto ai gruppi militari, che già aveva iniziato a ritrarre durante il suo servizio nel corso della prima Guerra mondiale, Goldbeck si dedicò anche alla cosiddetta fotografia “industriale”, cioè di maestranze, ambienti di lavoro, palazzi, accettando lavori dagli uffici di pubbliche relazioni e di pubblicità. Contempo-
raneamente la sua banca dati si arricchiva di vedute “a volo d’uccello” di importanti città e luoghi sparsi per il mondo. Dunque, accanto al formato panoramico, Goldbeck seguì anche altre direzioni, e negli otto decenni della sua carriera lavorò con una grande varietà di materiali e attrezzature. I negativi che fanno parte del suo archivio spaziano dalle lastre di piccolo formato di uso commerciale alle pellicole speciali di grande formato lunghe oltre 50 cm.

La mostra luganese
Girando fra le sale della Galleria Gottardo non si può non restare impressionati dalla scelta operata dalla curatrice e, nello stesso tempo, divertiti. Insieme alle numerose e incredibili “insegne” umane, per lo più di soggetto militare, c’è per esempio una fotografia del 1922 scattata a Galveston, Texas in occasione di un concorso di bellezza, che non può non far sorridere e, nello stesso tempo, far sentire il peso degli anni trascorsi e dei metri differenti di giudizio. O ancora quella di un battesimo a San Antonio del 1925, in cui risulta evidente la regola di Goldbeck secondo la quale più persone entravano in una fotografia, più opportunità avrebbe avuto di venderne copie, ma che offriva anche, come ricorda Roy Flukinger nel bel catalogo, “a tutti - modelli, spettatori, clienti, generazioni successive - (... ) la possibilità di ampliare le proprie percezioni e reazioni rispetto all’esperienza fotografica stessa”.

La mostra resterà aperta fino al 29 maggio, dal martedì al sabato 10.00 - 17.00 entrata libera.
 

 

ULTIMO NUMERO | ARCHIVIO | INFORMAZIONI