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Guerra: tempesta sui balcani

Articolo 17
Maggio 1999

Autore Giordano Delfini



E’ con incessante disinvoltura che si lanciano anatemi in tutta Europa.
Chi aderisce alle azioni di guerra contro la Serbia. Chi specula sugli abusi giuridici della guerra. Contro la violazione dei diritti internazionali. Contro chi crede in un mondo migliore. Contro i pacifisti. Contro chi demonizza i Serbi. Contro chi demonizza gli americani. Contro chi accusa l’UCK. Contro il dramma. Dimenticando che i Balcani sono un puzzle di frammenti di nazioni. Puzzle dismorfo, irrisolvibile. Puzzle dove ogni identità culturale non è migliore dell’altra. Ci ha provato Tito ad incementare i tasselli di questo puzzle. Riuscendoci in parte grazie ai disastri portati dalla seconda guerra mondiale. Ma poi? Eccoci ai giorni nostri. Alla disgregazione. Il problema si ripresenta più grave che mai. Nessun mezzo pacifico per ricomporlo. Ed allora? Di nuovo guerra (24.3.’99). Missili. Fuochi di artiglieria. Bombandamenti ad oltranza. Maledetti Balcani. Il prezzo è troppo forte. Altro che guerra contro Milosevic. È guerra contro i Serbi!
In tutta l’Europa si ripetono le proteste ed i deliri di parte. Alla ricerca di una pace equa per tutti. Alla ricerca del nuovo ordine post-jugoslavo. A parole. Spreco assurdo di parole. Gli europei si sono fatti prima fautori della conferenza sui Balcani. Negoziatori del nulla. Missionari diplomatici del fallimento. E poi? Coartefici della forza bellica della NATO ...
Per chi? Per che cosa? Ben coscenti che nei conflitti moderni la superiorità militare conta poco. Allora autonomi di decidere, o spinti dalle convenienze e dalle circostanze. Della NATO che ha fissato gli obbiettivi. Della NATO degli americani, di Bill Clinton. Di questa NATO che festeggia i suoi 50 anni (4 aprile 1949) e la sua prima guerra. Una folle guerra che non considera il pericolo di un disastroso allargamento del conflitto in Europa. Dal momento che le azioni militari contro la Serbia non hanno alcun fondamento giuridico internazionale atto a leggittimarle.
In verità, oggi, ognuno è in guerra con se stesso. Libero di urlare la sua rabbia. Come i religiosi, i cattolici. Libero di dar sfogo ai propri risentimenti. Nel nome di una libertà che non c’è. Di una ideologia che non c’è. Di fronte alla diabolica spirale di un conflitto fratricida.
Ed intanto è nel Kosovo che si consuma la catastrofe più grave di questa guerra. L’Apocalisse. A scapito di una popolazione inerme. Uno scandalo l’enorme massa grigia degli sfollati. In fuga dai villaggi incendiati. In fuga dai missili americani e dall’artiglieria di Milosevic. Il calvario dell’exodus di massa. Destatabilizzazione. Massacri inutili. Purghe etniche. Scene d’Africa. Dramma umanitario. Genocidio?
Ieri nessuno sarebbe morto per Danzica. Oggi chi lo vorebbe fare per Pristina? Forse l’UCK pronta a conquistare le sue aspirazioni indipendentiste. Forse gli stessi americani. O le truppe terrestri della NATO europea. O i volontari serbofili di ogni parte d’Europa. O la quinta colonna dei comunisti di fede anti-americana. Chi?
Per ora la maggioranza del popolo europeo preferisce restare nelle retrovie a discutere o ad organizzare soccorsi umanitari secondo canoni e schemi ben conosciuti.
A solidarizzare. Con spirito cristiano. A discutere dove collocare questa enorme massa di senza tetto. O semplicemente restare a guardare alla TV la resistenza di un popolo ed il crollo dell’altro.
La TV specula su tutto. Pur di far audience. La TV dell’Europa. A comunicati straordinari. A notizie, informazioni ed immagini continue, al minuto.
È questa l’Europa unita? Altro che guardare avanti al terzo millennio, all’unità monetaria, alla fratellanza dei popoli. Altro che farsi illusioni sui pregi dell’unione. Altro che ottimismo.
L’immaturità del dibattito politico europeo, la superficialità, l’impreparazione, l’impotenza, le intolleranze, gli odi raziali, ci scaraventano indietro, ai tempi del Manicheismo e alle Guerre di Religione.
 

 

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