PERIODICO DI INFORMAZIONE
DEL MUNICIPIO DI LUGANO





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Cattedrale: la via del colle

Articolo 3
Maggio 1999

Autore Claudio Gianinazzi

Nucleo storico

La città è il risultato di un’evoluzione nel tempo.
I caratteri e le epoche della sua formazione e della sua crescita rimangono impressi
nel suo territorio, nella sua struttura urbana, nell’architettura e nella disposizione degli edifici.

B astano alcuni dettagli o frammenti di un antico muro per ritrovare e pensare a situazioni lontane nel tempo, basta qualche immagine d’epoca per cogliere la diversità della città di oggi da quella di ieri.
In gran parte la storia della città sopravvive nella memoria e nei resoconti, nei monumenti e negli edifici che hanno resistito alle profonde trasformazioni che l’attività stessa della città, lo spirito imprenditoriale, hanno promosso per accogliere le condizioni della modernità. Lugano, stretta in un territorio esiguo non ha potuto che crescere su se stessa, il nuovo sull’antico o questo accanto al nuovo. Nella seconda metà dell’Ottocento ciò coincise con l’abbattimento della antiche mura che delimitavano il borgo medievale. (Cfr. A. Gili, “Pagine Storiche Luganesi” n. 1)
Una spinta determinata dallo sviluppo del turismo, dall’arrivo della ferrovia, dalla realizzazione del lungolago e nei decenni successivi dalla costruzione di nuovi tracciati stradali che portarono all’urba-
nizzazione progressiva della struttura fondiaria rurale (quartiere di Landriani, Cassarate e Molino Nuovo).
La crescita di una città può dunque avvenire a scapito di altre funzioni, ad esempio della funzione rurale, ma anche, come è avvenuto in questo secolo nel centro storico a scapito della funzione abitativa. Sono quindi molti i fattori che si dovrebbero considerare e che sono tra loro correlati e che insieme determinano il volto, la fisionomia e la cultura di una città. In una città sonnolenta non avrebbero potuto avvenire le trasformazioni che invece sono avvenute a Lugano nello spazio di un secolo. Certo si sono commessi anche degli errori, ma non si può negare che ci sono luoghi del centro storico che hanno conservato la patina dell’antico: accanto al lustro e allo scintillio del gusto moderno, delle griffes, delle gioiellerie, dei grandi magazzini, troviamo anche, quasi affiancati, negozi che presentano prodotti della tradizione artigianale, di rarità e di curiosità, di souvenir, minerali, vestiti, fiori, oggetti da collezione, giocattoli per bambini e tanto altro ancora, realizzati come quelli di un volta, in legno e metallo.
la rizzata
È questa la salita che porta a San Lorenzo, la rizzata come la chiamavano un tempo, che da Piazza Cioccaro si inerpica verso la Cattedrale e poi, dopo l’incontro con il Bertaccio, continua verso la stazione.
Vale la pena ricordare l’importanza storica di questa via che collegava fin dai tempi più remoti il Piccolo Borgo, dove vivevano ritirati canonici e chierici (Marcionetti pag. 14) con il Borgo sottostante cintato di mura e delimitato da quella parte dal portone di San Lorenzo. Questa viuzza è sempre stata al centro delle attenzioni dell’autorità comunale. “Fin dal ‘400 ci si preoccupò di essa o perché eccessivamente ripida, o perché divenuta come l’alveo di un torrentello per lo scoscendere del riale di Besso, o infine perché i proprietari delle case confinanti vi facevano confluire gli scarichi domestici. Per le frequenti riattazioni della stradina si fece ricorso a selciatori qualificati come Giovanni Mozzo da Valle Maggia, e Pietro da Mascagno, e per disegni e collaudi a validi costruttori, come Filippo da Lugano. Le autorità comunali di Lugano erano esigenti. Per un rifacimento importante nel 1529 si creò una piccola commissione che vigilasse perché tutto fosse eseguito secondo progetto, juxta modelum.” (Marcionetti pag. 29) Ancora nel 1660 si riparla di un rifacimento e di una nuova e comoda rixata in un appello al Consiglio da parte del Vescovo Olgiati, “poiché sono seguiti alcuni casi che per la troppa ripidezza sono cascati li signori curati che portavano il SS.mo Sacramento”. Appello che venne accolto. Ma la sua attuale fisionomia venne definita all’inizio dell’Ottocento, quando nel clima della recente conquista della libertà si progettarono numerose opere tra le quali il rifacimento della rizzata affidandone il disegno e la direzione a Rocco Torricelli da Lugano: “ La scalinata venne su comoda, al passo ordinario e curto della persona, densa di ciottoli, delimitati ad ogni grado da cordoni di granito.”
Si procedette quindi alla sistemazione del pianoro che divenne un sagrato lastricato di pietra chiara delimitato dalla balaustra in colonnine ideata dall’architetto Giacomo Albertolli da Bedano, eseguita tra il 1822 e il 1823 dai marmisti di Saltrio, Giacomo Cassio e Giuseppe Galli. L’ ultimo intervento che ha riguardato il tratto verso Piazza Cioccaro risale a questo decennio nell’ambito degli interventi per la nuova pavimentazione in pietra pregiata del nucleo storico.

Il fascino del passato
La salita di San Lorenzo ha mantenuto nel tempo il suo significato e il suo fascino, quale via di collegamento tra il basso e l’alto della città, tra il borgo grande e i nuclei. Torna forse utile ricordare che proprio al Bertaccio iniziava la vecchia strada regina, che portava da Lugano alla Cappella delle due mani di Massagno e questo fino al 1767, quando tale attributo di strada principale venne riconosciuto a Via Pessina. San Lorenzo è stato durante quasi tutto il periodo del dominio svizzero un punto centrale e una tappa obbligata per l’insediamento del balivo che appunto veniva accolto ufficialmente dalla Comunità di Lugano a San Lorenzo prima che si insediasse nello stabile del Pretorio in Piazza Grande (ora della Banca dello Stato). Durante quel giorno le campane di tutta la città suonavano e i cittadini salivano in processione lungo la rizzata verso il Duomo, dove venivano scambiati e proferiti i discorsi e i propositi d’uso. (Martinoni, pp. 383-386).
La conquistata indipendenza non fece certo perdere, come abbiamo visto prima, l’interesse per questo luogo e per la sua salita. Ma è certo che la sua fisionomia e la sua funzione trovarono ulteriore impulso con l’arrivo a Lugano della ferrovia del Gottardo che portò in città numerosi turisti e visitatori che per raggiungere Lugano scendevano appunto dalla scalinata. È in questa seconda metà dell’Ottocento che lungo via Cattedrale iniziarono ad aprirsi botteghe e negozi che in prevalenza presentavano prodotti artigianali e souvenir. Ciò contribuì non poco a disegnare le quinte e il ritmo della salita tanto che divenne ben presto una meta assiduamente frequentata e una via caratteristica del commercio luganese. Una nuova funzione che si affiancava e completava quella più antica di salita che portava al luogo spirituale per eccellenza di Lugano, diventata nel frattempo cattedrale e residenza del Vescovo di Lugano, e che porta ad un balcone che apre ad uno dei punti di vista tra i più straordinari della nostra città. Guarda il videoe dei suoi dintorni.


Il mondo in un quartiere
Un quartiere che in virtù dei suoi abitanti, dei suoi servizi e dei suoi edifici negli anni è diventato un piccolo “mondo” a sè, nel quale anche infrastrutture commerciali importanti, le numerose e accattivanti boutiques, le rivendite al dettaglio di cartoline, generi alimentari, ritrovi e altro, sono state in grado di fondersi e di adattarsi allo spirito turistico del tempo, ma anche di rinnovarsi nell’offerta per rispondere al mutare delle esigenze e dei gusti.
Una zona particolare in cui la tradizione e la modernità hanno saputo evolvere l’una accanto all’altra.
Una zona, che merita di essere frequentata con più assiduità dai cittadini: questo sia per lo shopping, perché molte sono le offerte che si trovano, ma anche per ritrovare e gustare tra case e muri scampoli di atmosfere della vecchia città.


Bibliografia
Isidoro Marcionetti,

La Chiesa di San Lorenzo in Lugano, Lugano 1972.
Antonio Gili,
Pagine Storiche Luganesi, n. 1, Lugano 1984.
Renato Martinoni,
Viaggiatori del Settecento nella Svizzera Italiana, Locarno 1989.
 

 

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