PERIODICO DI INFORMAZIONE
DEL MUNICIPIO DI LUGANO





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Editoriale - Noi e la guerra

Articolo 1
Maggio 1999




La guerra dei Balcani ha avuto la sua eco sui banchi del Consiglio Comunale nei discorsi di commiato del Presidente uscente Giovanni Cansani e di quello di investitura del neo Presidente Aldo Pessina. Un riferimento dovuto perché se c’è qualche cosa che in questi ultimi mesi preoccupa l’opinione pubblica della città, questa è la guerra dei Balcani. “Nessun uomo è un’isola” ci ricordava John Donne in sua una celebre poesia: nessuna città o paese può essere un’isola in un mondo in cui tutto si lega e si salda insieme. Perciò, proseguiva il poeta in un altro verso, “Non chiederti mai per chi suona la campana? Essa suona per te”. Sembra proprio che questo secolo debba chiudersi come si è aperto, con una guerra dagli esiti imprevedibili nel cuore dell’Europa, nell’intricato crocevia di storia e di popoli nel triangolo dei Balcani. Tutto questo, quasi a volere spegnere ogni entusiasmo e prospettiva di pace duratura, quasi a volere interrompere lo sforzo delle ultime generazioni, volto a ricercare ovunque le condizioni per la costruzione di una pace duratura che ai nazionalismi e ai conflitti sapesse sostituire principi di tolleranza e cooperazione e ridurre al minimo il rischio di conflitti e quindi la violenza tra gruppi e popoli.
Questa guerra annunciata è l’eco drammatico e amplificato di una campana che da tempo suona e che forse non abbiamo inteso come un rintocco che ci riguardasse, sfuggito alla nostra coscienza. Un rumore che evocava drammi lontani che avevamo immaginato chiusi per sempre e irripetibili alle nostre latitudini.
Ma ogni giorno suoni, immagini e testimonianze ci riportano indietro e ci ricordano il presente: la guerra. A tutti noi rimane un senso di amarezza, un senso di incredulità e un colore fosco in questa primavera 1999.
 

 

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