PERIODICO DI INFORMAZIONE
DEL MUNICIPIO DI LUGANO
Indice
I Lombardo
-Solari fuori Venezia
Articolo
23
Dicembre
2008
Autore
MASSIMO AMBROSETTI
Concludiamo in questa pagina la breve storia che abbiamo dedicato quest’anno alle sorti artistiche di Pietro Lombardo, nato a Carona nel 1434, e della sua discendenza. Inizieremo col rammentare un’opera del capostipite, compiuta a Ravenna nel 1483, dedicata a uno dei massimi poeti della letteratura di tutti i tempi e tutti i luoghi, ovvero Dante Alighieri. Si tratta del bel rilievo posto sopra il sarcofago del poeta che appare coronato d'alloro in atteggiamento pensoso, lineamenti asciutti, una mano sul testo davanti a sé (forse la Commedia), il volto di profilo rivolto ad un leggio sul quale campeggia un grosso tomo (probabilmente la Bibbia), l’altra mano sotto il mento, un mignolo dubbioso appoggiato al labbro inferiore, come intento ad un confronto, una verifica, un riscontro.
Del figlio maggiore Tullio, sempre a Ferrara, troviamo nella Pinacoteca Civica, situata nell’antico monastero dei Canonici di Porto, il sarcofago alloggiato nella Loggetta Lombardesca (un nome che rimanda esplicitamente alla bottega dei Lombardo) che rappresenta il corpo di Guido Guidarelli, cavaliere ferrarese morto nel 1501. Meglio delle parole del Venturi non possiamo offrire: “Giace la statua del defunto, chiusa nell’involucro rigido dell’armatura, le mani congiunte sulla spada, volta di tre quarti allo spettatore la testa, come tronco d’albero abbattuto […]”i. Tullio ebbe un figlio di nome Sante (1504- 1560) il quale, dopo aver lavorato alla Scuola Grande di S. Rocco con il padre, iniziò nel 1539 la costruzione della Chiesa dei Greci. Con la caduta di Costantinopoli nel 1453 molti profughi si rifugiarono a Venezia. La mole alta e stretta dell’edificio rispecchia quella delle case che crebbero con l’addensarsi dei 4’000 e più rifugiati nell’esiguo spazio lagunare. Oltre l’attuale recinzione dissimulata dalle piante, il ritmo geometrico della facciata risulta molto equilibrato. Non sappiamo dove si fermò Sante e da dove riprese il lavoro Gianantonio Ciona (o Chiona) che terminò il lavoro nel 1561.
Per inciso del Ciona, proveniente dall’omonimo borgo presso Carona, sappiamo che lavorò a Venezia tra il 1548 e il 1554 e il Donati gli attribuisce una collaborazione con Sante per non meglio precisati lavori nella chiesa di S. Samuele, ora sconsacrata, nonché l’edificazione del Collegio dei mercanti del vino a S. Silvestroii. Un Gian Pietro Ciona della valle di Lugano, forse un fratello, compare in Umbria, come risulta da un documento del 1516 in cui è nominato giudice del prezzo dell’altare di S. Maria Maggiore a Spello. Inoltre erige il campanile del Duomo di Spoleto e lavora - probabilmente nel periodo in cui era attivo Antonio da Sangallo il giovane - alla chiesa della Consolazione a Todi, forse il più alto esempio di architettura religiosa rinascimentale umbra. E già che siamo in Umbria ricordiamo che Elia di Bartolomeo da Ponte Capriasca verso la fine del Cinquecento ricostruì il Duomo di Città di Castello. Terminando la digressione, un certo Pietro Paolo da Melide costruì e adornò di sculture la cappella della Vergine nella cattedrale di Perugia. Concludendo con Sante Lombardo, in S. Maria Formosa è suo almeno in parte palazzo Malipiero-Trevisan. Antonio Lombardo, secondogenito di Pietro di cui abbiamo detto nella precedente pubblicazione, ebbe a sua volta tre figli. Girolamo nato a Ferrara intorno al 1506muore a Recanati nel 1590.
In gioventù lavora sotto la direzione del Sansovino a S. Marco. Si trasferisce con i fratelli Aurelio (1501-1563) e Ludovico (1509-1575) a Loreto dove nel 1568 ai Lombardo vengono commissionate le porte bronzee della Basilica del Santo. All’interno alcune statue di profeti, cibori e lampadari fusi e parte del tabernacolo sono opera di Aurelio e di Girolamo. Ludovico è fonditore della Camera Apostolica e lavora anche ad Ancona dove lascia alcuni canoni istoriati in bronzo. Dove? Nella Galleria del Principe del Lichtensteina Vienna si trova un magnifico bronzo che reca l’incisione “Lucovicus De Lombardis”. Il santuario di Loreto deve la sua fama al miracoloso approdo di crociati di ritorno dalla Terra Santa con le reliquie della casa di famiglia di Maria di Nazareth. L’impegno profuso dai Lombardo per procurare porte all’altezza dell’importanza della Santa Casa (così è chiamata la Basilica che contiene le reliquie) fu tale che solo nel 1590 venne iniziata l’ultima, la principale. E fu ad Antonio, figlio di Girolamo, con i fratelli Pietro e Paolo che fu affidato l’incarico.
La Porta maggiore fu terminata solo nel 1610 ma ne valeva la pena. Dei superbi rilievi, quello della Creazione di Eva, del Peccato originale, della Cacciata dal Paradiso e di Adamo ed Eva al lavoro secondo il Donati sono tutti opera di Antonio (di Girolamo). Lasciamo qui i Lombardo-Solari di Carona per ricordare, in conclusione, che nella piazza antistante la basilica sorge una bella fontana opera di Carlo Maderno di Capolago, autore della facciata di S.Pietro in Roma. Ma la fontana non è, ci sia consentita la trita metafora che calza a pennello, che la punta dell’iceberg perché l’acqua che vi arriva da secoli per alleviare le pene dei molti pellegrini percorre 5 km di gallerie approntate dall’ingegner Giovanni Fontana di Melide, fratello del più noto Domenico al quale abbiamo dedicato una pagina l’anno scorso.
i cfr.U.Donati,Breve Storia degli artisti ticinesi,Bellinzona 1936, Ginevra 1993, p.68.
Purtroppo Donati non ci indica se la citazione sia da attribuire ad AdolfoVenturi o al figlio Lionello
che furono in ogni caso entrambi influenti critici e storici dell’arte della prima metà del Novecento.
ii cfr. Ugo Donati,Artisti ticinesi a Venezia dal XV al XVIII secolo, Banco di Roma per la Svizzera, Lugano 1961, p.27.
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