Pazzallo
Storia
Il Comune si è unito alla Nuova Lugano nel 2004
La giurisdizione di Pazzallo è assai frastagliata e dunque non facilmente decifrabile, basti pensare che Pazzallo confina con Carabbia, Carona, Grancia, Melide, Montagnola, Pambio-Noranco e Paradiso ed è costituita da ben dieci sottoquartieri che, a loro volta, si intersecano e si integrano, per cui non è facile dire dove arrivi un rione e dove cominci l’altro.
Pazzallo ha il pregio di essere immerso nel verde, ma di situarsi comunque a pochi minuti d’auto dal centro. È rinomato per essere un quartiere dove c’è ancora spirito di aggregazione tra la gente, proprio come nei villaggi di un tempo. Dal punto di vista ambientale, di particolare rilievo è la zona dell’Arbostora che si dispiega dal San Salvatore a Morcote. Essa rappresenta un microterritorio molto interessante.
Tra le curiosità che appartengono alla storia di Pazzallo v’è Capo San Martino, uno spiazzo situato sulla strada che da Lugano porta a Melide. Un tempo, Capo San Martino era chiamato Forca in memoria delle innumerevoli impiccagioni che venivano eseguite, tra cui l’ultima risalente al gennaio 1804.
Sempre riguardo alla storia del quartiere, è bene rilevare che, nel 1969, a Carzo di Pazzallo, vennero ritrovate tre tombe risalenti all’età del ferro. Il sito archelogico è tuttora visitabile, e i reperti, in quanto significativi per la storia del Ticino, sono esposti al castello Montebello di Bellinzona.
All’inizio del ‘900, Pazzallo contava 28 case e 194 abitanti, con il nucleo tradizionale costituito da 13 stabili nei quali vivevano 81 persone. Era l'epoca della viticoltura, dell'agricoltura e della coltura del baco da seta. Il boom demografico è avvenuto alla fine degli anni Settanta e durante tutto il decennio seguente, per proseguire – seppur in forma più contenuta – ancora oggi. Nel 1950 si contano 297 abitanti, nel 1990 già 897, mentre oggi siamo a quota 1'523 circa.