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Ex Convento Santa Maria degli Angioli - Ristrutturazione e restauro

Architetti: Sandra Giraudi e Thomas Radczuweit

Ubicazione: Lugano, Piazza Bernardino Luini

Progetto: 2003-2008

Realizzazione: 2009-2015

Studio di architettura: Giraudi Radczuweit, Lugano in consorzio con Ivano Gianola, Mendrisio

Architetti: Sandra Giraudi e Thomas Radczuweit
Collaboratori: Ludovico Pevere, Massimo Frasson e Salvatore Ferrara

Restauratrice: Lucia Derighetti

Studio di ingegneria: Marcionelli & Winkler + Partners SA, Bellinzona

L’ex convento di Santa Maria degli Angioli si situa nel comparto del LAC, il polo culturale della città di Lugano, realizzato su progetto dell’architetto Ivano Gianola (Mendrisio), inaugurato nel settembre 2015. Si colloca fra due importanti protagonisti, per dimensione: il volume dell’ex Grand Hotel Palace (con le due facciate protette) riedificati dall’architetto Giampiero Camponovo (Breganzona), trasformati in appartamenti di lusso e contenuti terziari ai livelli inferiori, e quello del teatro con la sua scatola scenica. Verso il fronte urbano e il lago l’ex convento è protetto dalla Chiesa di Santa Maria degli Angioli.

Il progetto di recupero e trasformazione dell’ex struttura monastica ha un ruolo importante insieme alle facciate dell’ex grande albergo, rappresentando un tassello centrale per il disegno urbanistico dell’area, porta d’entrata sud della città. La presenza dell’ex convento funge da perno determinando le gerarchie dei vuoti e dei percorsi nella maglia del tessuto urbano.

L’originario complesso monastico risale al 1510 e soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento è interessato da ampliamenti e importanti trasformazioni legate a molteplici compromessi funzionali. Rimangono l’ala est, comprendente l’ex refettorio e il lato nord dell’antico chiostro: inagibili per oltre cinquant’anni, diventano spunto per spazi pubblici e percorsi pedonali di collegamento fra il nucleo storico e il complesso del LAC.

La struttura conventuale non è riportata alle sue origini, operazione considerata impossibile sia per lo stato decadente dell'edificio, sia per la volumetria, originariamente su due piani.

Il concetto di recupero dell’edificio prende come “mantello” il XVIII secolo e l’inizio del XIX, poiché raccoglie tutte le fasi di costruzione del convento consolidando l’unitarietà dell’intervento.

L’involucro esterno, dai suoi muri al tetto, segue questo filo conduttore pur mantenendo traccia dei periodi antecedenti. Invece, altre parti dell’edificio hanno imposto interpretazioni.

Tutelati quali beni culturali sono: il portico del chiostro, il pian terreno e le rispettive sale, l’androne delle scale e il corridoio a volta del primo piano. Gli spazi restaurati e riqualificati diventano sale per artisti e incontri al piano terreno, spazi per il lavoro per i coordinatori del LAC ai livelli superiori. Il recupero conservativo riporta in luce intonaci, finiture, elementi decorativi e soprattutto importanti frammenti di affreschi murali del Cinquecento nel portico del chiostro: 16 episodi (1591-1607) sulla vita di San Francesco (di un ciclo di affreschi), recuperati e resi visibili, completati con un tono neutro dove non più presenti.

Ultima modifica 05 aprile 2018