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Luoghi di culto

Foto: Alessandro Rabaglio

Chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio

La nascita delle parrocchie è legata alla diffusione del Cristianesimo, dapprima nelle città sede vescovili, poi via via nelle campagne. Nel Medio Evo infatti i comuni, “concilia”, traevano giustificazione soprattutto da esigenze ecclesiastiche. I Concilium si raggruppavano attorno ad una chiesa. Così il “Concilium de Agra e Premona” (antico nome di Barbengo), che comprendeva anche gli abitati di Bigogno, Casoro, Figino, si raggruppò attorno alla Chiesa di Sant’Ambrogio di Barbengo.

Ubicata sul terrazzo panoramico che guarda sul Pian Scairolo, in posizione isolata, su un’area dove, almeno fino al 1420, sorgeva anche un castello, è già attestata nel 1180. Tra il 1747 e il 1769 fu ricostruita e il suo aspetto attuale è per lo più settecentesco. Restauri importanti sono stati effettuati negli anni 1932-33, in previsione dell’Anno Santo 1933.

E’ a forma rettangolare con coro di due campate e due cappelle laterali. All’interno la navata è coperta da una volta a botte, il presbiterio da una volta a vela. L’arco trionfale, sulla volta e sulla parete di fondo del coro, presenta pregevoli stucchi della fine del XVIII secolo. Sulla parete sinistra del coro un affresco del XVII secolo raffigura l’Ultima cena. Nella cappella della Madonna del Rosario, che ospita la bella statua lignea, i riquadri della volta sono decorati con angeli in volo che offrono fiori alla Madonna, attribuiti ai cugini Giacomo e Andrea Casella di Carona (varie collaborazioni dal 1622 al 1667). Nella cappella prospiciente un dipinto murale di Carlo Cotti (pittore luganese 1903-1980) del 1965, raffigura la Madonna col Bambino. Adiacente alla chiesa vi è la Casa parrocchiale, dove risiedeva il parroco di Barbengo fino a metà anni 60.

Di proprietà del Comune è stata restaurata sul finire degli anni ottanta. I piani superiori sono affittati, mentre al piano terreno vi è una sala per manifestazioni e incontri, per una quarantina di persone, affidata in uso alla parrocchia con una speciale convenzione. Il campanile neoromanico (pure di proprietà comunale) distinto dalla chiesa e in posizione più elevata, è del 1883, progettato da Costantino Maselli (che incontreremo più avanti in “Chiesa di San Carlo”) e costruito da Costantino Papa. E’ stato restaurato nel 1966.

Foto: Alessandro Rabaglio

Chiesa di San Carlo Borromeo
E’ una monumentale chiesa neoromanica con pianta a croce latina, fatta erigere da Carlo e Francesca Martinetti nata Maselli negli anni 1891-95, unitamente alla Casa cappellanica e alla Cappella funeraria di famiglia. Carlo Martinetti di Barbengo era emigrato in Algeria dove aveva fatto fortuna. Devoto (fu anche Cavaliere del Santo Sepolcro) e riconoscente a San Carlo Borromeo, rientrato in Ticino fece erigere la chiesa, progettata da Costantino Maselli (suo cognato) che forse nel progetto si ispirò ad una cattedrale vista dal giovane Carlo in Algeria.

L’interno della Chiesa è piuttosto spoglio, se si fa eccezione dei due grandi oli su tela del pittore Giacomo Martinetti, nipote di Carlo (Barbengo 1842 - Firenze 1910, allievo di Antonio Ciseri), raffiguranti San Carlo Borromeo durante la peste, del 1871, e Santa Francesca romana, del 1896. Pure apprezzabili gli arredi in legno, il pulpito in particolare. Un pregevole organo è andato nel corso degli anni largamente in rovina, sia per incuria sia per vandalismi che hanno portato alla perdita delle canne più minute.

La Chiesa di San Carlo fu affidata nei primi anni al cappellano don Alessandro Lucchini. Esaurito il congruo beneficio cappellanico lasciato dal fondatore, l’unico introito rimase l’esiguo affitto della Casa cappellanica. Gli oneri finanziari si rivelarono così insostenibili per gli eredi Martinetti-Maselli e per l’esigua comunità parrocchiale di Barbengo. La chiesa fu così rilevata dalla Diocesi ma, malgrado si continuasse a celebrare la messa domenicale, venne abbandonata all’incuria totale.

Nel 1978 (dopo un lungo iter), considerato il grande sviluppo di Barbengo che giustificava un luogo di culto più ampio e centrale della parrocchiale di Sant’Ambrogio, la proprietà venne assunta dalla Parrocchia. Vari interventi di restauro furono eseguiti a partire dal 1980: dapprima la sistemazione del tetto e delle grondaie, poi la pulitura e il ritinteggio sia della cancellata che dell’interno, fino alla sistemazione del sagrato nel 2004, ma le necessità di rinnovo sono ancora molteplici.

Dietro la chiesa vi è la cappella funeraria della famiglia Martinetti, bene culturale di interesse cantonale. Vi riposano le spoglie di Carlo e Francesca, del cappellano don Lucchini e dei successori della famiglia, Martinetti-Maselli prima, Casella-Maselli poi. Sull’altro lato della strada cantonale, in posizione più elevata, la Casa cappellanica con un ampio terreno adiacente.

Foto: Alessandro Rabaglio

Oratorio di San Antonio Abate
E’ ubicato in territorio di Collina D’Oro, frazione di Montagnola, e quindi sotto la giurisdizione parrocchiale di Sant’Abbondio. La parrocchia di Barbengo gode tuttavia di un usufrutto perpetuo, mentre la famiglia Scala di Cadepiano ha un diritto di giuspatronato.

Nel 1623 infatti Giovanni Antonio Scala, con disposizione testamentaria, lasciò per legato ai figli di costruire una chiesa a Cadepiano. Ottenute le necessarie autorizzazioni da parte del Vescovo di Como e del Vicario foraneo di Lugano, nel 1653 la chiesa era già ultimata. All’interno dell’oratorio si trovano vari affreschi della fine del XVII secolo, raffiguranti San Sebastiano e San Rocco, l’Annunciazione e il Crocifisso tra la Madonna e Santa Lucia. Sulla parete di fondo si ammirano un affresco della Madonna con i santi Antonio Abate e Bernardo e due statue femminili in stucco ai lati. All’esterno, sul frontone, figura lo stemma gentilizio della famiglia Scala.

Restaurata nel 1989, oggi denota già alla base danni dovuti alla risalita di umidità per cui un nuovo intervento più risolutore sarebbe auspicabile.

Foto: Alessandro Rabaglio

Oratorio di San Francesco d'Assisi
Costruito verso la fine del XVII secolo, per iniziativa delle famiglie di Figino (due distinte famiglie Casella e i Solari) che ne hanno assicurato il patronato, la sua memoria andata praticamente persa con la seconda metà del secolo scorso.

E’ composto di un’aula rettangolare. Sulla parete di fondo del coro, la Madonna coi santi Francesco d’Assisi e Lucia e ai lati Sant’Antonio Abate e Sant’Andrea, risalenti alla fine del secolo XVIII. Nel frontone della facciata rococò, del 1782, è visibile uno stemma in stucco con emblemi francescani.

Nel 1989 l’Oratorio è stato parzialmente restaurato (tetto, sistemazione esterna).

Ultima modifica 26 settembre 2017

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