Parte di Lugano dal 2004, Gandria è uno dei quartieri più caratteristici della città, meta di turisti grazie ai suoi paesaggi a picco sul lago e al clima tendenzialmente mite.

Il villaggio si allarga fino alla sponda opposta del Ceresio e comprende i monti di Bisnago, Roncaglia e Caprino; un'estensione che è stata oggetto di controversie secolari con i comuni di Oria, Albogasio, Ramponio e Lanzo.

Gandria, in origine denominata Gandrio, entra nella storia il 7 agosto 1237 e compare successivamente in un atto notarile del 10 giugno 1423. Nel XIV secolo, ritroviamo il nome di Gandrio in una serie di documenti - riguardanti affitti, pesi e misure, strade e ponti - di notevole importanza perché permettono di dimostrare che il villaggio primitivo si era sviluppato a mezza costa del Monte Brè e che, nel 1335, era sorto sulle rive del lago il nuovo villaggio, quello attuale.

Tra le particolarità naturalistiche di Gandria ci sono due sassi celebri: il cosiddetto Sasso di Gandria (uno dei soggetti preferiti da artisti e pittori), che s'incontra lungo il sentiero tra San Domenico e il villaggio e, a monte del paese, sopra la strada cantonale, il Sasso della Predescia, un masso erratico di gneiss con incisioni che testimoniano antiche forme di culto.

Nei secoli, Gandria si sostenta grazie all'agricoltura (viticoltura e orticoltura) e alla pesca. Ma è rinomata anche per essere stata patria di maestranze artistiche. Dalla seconda metà del XIX secolo fino al 1950, Gandria si dedica alla bachicoltura e alla lavorazione della corteccia di tiglio. Sulla sponda opposta del lago, si trovano le cantine e la caserma delle guardie di confine risalente al 1904 e che dal 1949 ospita il Museo nazionale delle dogane.

Tra le antiche tradizioni di Gandria figurano le gare delle barche ad arcioni. Un tempo veniva organizzato un campionato del Ceresio che si svolgeva su di un percorso di 1'200 m, partendo dal debarcatoio centrale del paese fino al traguardo, alle Cantine. 

Stefano Franscini, in La Svizzera italiana (1840), scrive: "Gandria, sul lago Ceresio, ai confini della Valsolda, a meno di due miglia da Lugano. Non ha che pochi ettari di terreno, e quel poco fu conquistato dall'industria alle rupi. Esso è d'una fecondità che non la cede a quella ben grande di Castagnola. I fichi, gli ulivi, i cedri rendono lietissime le pendici del suolo di Gandria. L'agave americana le adorna pure a quando a quando colla pomposa magnificenza del suo fiore. Le bianche casucce di Gandria disposte ai ripiani fanno bel vedere in lontananza".

Le ipotesi sull'origine del nome sono molteplici. Per il glottologo Carlo Salvioni "uno scoscendimento di terreno è chiamato in una certa parte delle alpi lombarde Gana e ne proviene Val Gana. Il nome Gandria dunque deriva da Gana a Ganda a Gandra, con l'inserimento di una "i" per via letteraria". E l'esperto di toponomastica Dante Olivieri scrive: "Villaggio sul Ceresio: ricostruzione letteraria di un Gandra, forse da Gandola, ovvero piccola Ganda". Dove Ganda sta a significare "frana, pietrame, macereto". Secondo una terza interpretazione del 1892 del professor Gaetano Polari Gandara, di origine basca, indicherebbe l'adesione di una superficie su un'altra. Il paese di Gandria, infatti, è "aggrappato ad uno scoglio che dal Monte Brè raggiunge il lago".

Gli abitanti di Gandria, i gandriesi, vengono chiamati "Tor". Tra le varie spiegazioni, la più accreditata fa risalire il nomignolo "alle fatiche, agli sforzi inauditi" che gli abitanti dovevano compiere per spostarsi. 

Vanno inoltre ricordate persone che a Gandria hanno vissuto e che l'hanno onorata: la famiglia Rabaglio (artisti), Bruno Bordoni (autore di diversi scritti), Fritz Meijer (artista pittore vissuto a Gandria dal 1939 al 1969 dove condusse una sua galleria-atelier), il Trio di Gandria (musica popolare con chitarre e mandolino e voci con canti ticinesi) e Ugo Bordoni, Vittorino Genazzini, Ilvo Prosperi e Mario Pacchin (attivi nei canottieri Ceresio).

A Gandria si riserva particolare attenzione a manifestazioni tradizionali molto sentite:

  • festa della Madonna del Rosario
  • festa di San Nicolao
  • carnevale dei tor
  • festa di gnocc
  • raccolta degli ulivi

Luoghi di interesse

È percorribile solo a piedi ed è uno dei più bei villaggi lacustri ticinesi. Le sue particolarità sono le case strette tra di loro raggiungibili attraverso scalinate e viuzze.

Il sentiero di Gandria è la passeggiata più amata dai luganesi e dai numerosi turisti che raggiungono a piedi il nucleo. Il rientro può essere effettuato in battello.

Sasso di Gandria

Il primo Museo delle dogane viene istituito nel 1935 in una vecchia casa doganale situata sulla riva del lago, di fronte a Gandria. Interamente restaurato nel 1994, è una fedele ricostruzione di un posto di guardia di frontiera di fine Ottocento.

Le cantine di Gandria sono raggiungibili via lago o dal sentiero che parte da Caprino/San Rocco. Un tempo, per le temperature basse del luogo, gli abitanti di Gandria vi conservavano vino, salumi e formaggi. Infatti, grazie a un complesso sistema di sfiatatoi, le cantine mantengono la stessa temperatura sia d'inverno che d'estate.

Sasso della Predescia

Il percorso didattico sui sentieri tra Gandria e Brè offre la possibilità di avvicinarsi in modo ideale alla natura e alla storia di questa particolare zona.

Maggiori informazioni su luganoregion.ch.

Separata dalla matrice diventata parrocchia nel 1463, la chiesa di Gandria è dedicata a San Vigilio, vescovo di Trento, martire cristiano. Sembra che la devozione al santo sia introdotta nel secolo XII dai gandriesi ingaggiati nella costruzione del Duomo di Trento, lavori diretti da Adamo da Arogno. 

Come spiega Plinio Grossi nella pubblicazione Gandria, sebbene sia impossibile risalire alla data di costruzione della matrice originale, sul lato meridionale della chiesa sono conservati "i resti di una muratura di forma medievale, con lesene ed una serie di archetti di stile gotico che posano su disadorne mensolette", accostati alla costruzione più recente, in stile barocco.

L'interno

Non appena sorta, la chiesa è di umile costruzione; non è costituita che da una lunga navata, da due cappelle disadorne (quella di destra dedicata alla Madonna del Rosario) e, in fondo alla chiesa, dalla cappelletta con il battistero. Per quanto semplice fosse, la chiesa gode ancora della presenza del Trittico, l'Ancona di Gandria, ora al Museo nazionale svizzero di Zurigo.

Nei secoli seguenti vengono aggiunte quattro cappelle di cui due, quelle di San Carlo e di San Giovanni Evangelista, costruite all'inizio del secolo XVII. Nel contempo, la cappella non ancora dedicata diventa la Cappella della Beata Vergine del Rosario e accoglie la statua in legno della Madonna scolpita da Antonio Pino.

Nella seconda metà del secolo vengono costruite anche le due cappelle restanti, quella di San Antonio (1677-1678) e quella di San Giuseppe (1685). Proprio nel 1685, il pittore Carlone da Rovio si dedica alla decorazione della chiesa di San Vigilio e di quella di San Antonio, poste l'una di fronte all'altra.

Nel 1674 il coro della chiesa viene rialzato. L'anno seguente vengono costruiti la balaustra e i tre scalini di marmo dell'altare maggiore. Nel 1679, Giovanni Pietro Giorgioli di Meride è incaricato di fare il nuovo tabernacolo e successivamente, nel 1688, scolpisce quattro busti di santi. 

Nel secolo XVIII la chiesa parrocchiale di Gandria è praticamente terminata. Con il rimpatrio dei fratelli Vigilio e Pietro Rabaglio, architetti e stuccatori, si può intraprendere il progetto del coro, concluso nel 1777. Seguirà, entro la fine del 1784 l'innalzamento del tetto e della volta. 

Secondo l'interpretazione di Bruno Bordoni negli atti della Vicinanza trovati nell'Archivio parrocchiale, il grande quadro a olio situato sopra l'altare maggiore e raffigurante il martirio di San Vigilio, risalente al 1785, è opera dei fratelli Giuseppe e Antonio Torricelli. In Opere dei pittori luganesi Torricelli a Gandria, articolo apparso sul Bollettino Storico della Svizzera Italiana nel 1967, Bruno Bordoni afferma che anche l'affresco sulla volta della chiesa parrocchiale è opera di Giuseppe Torricelli, così come il Battesimo di Gesù, nella seconda cappella a destra, e l'Immacolata, dipinta sulla porticina del tabernacolo nella Cappella di Sant'Antonio da Padova.

La facciata

Nel 1867 viene rifatta la pavimentazione e decisa la ricostruzione della facciata. Il progetto, affidato all'ingegnere Francesco Banchini di Neggio, comprende la demolizione dell'Ossario; la lavorazione della pietra di Saltrio da parte del marmista Giacomo Pinardi; la realizzazione di due statue in pietra raffiguranti San Vigilio e la Beata Vergine Immacolata, da parte dello scultore Girolamo Buzzi di Viggiù e quattro figure di santi da affrescare negli appositi vani. Purtroppo, oggi non c'è alcuna traccia di questi affreschi, come del resto non si hanno notizie certe dell'aspetto della facciata prima della ricostruzione. 

Il campanile

Alto 25 metri, di pietra e in stile tardo romanico, simile alla torre di una fortezza, il campanile della chiesa di San Vigilio secondo un'iscrizione incisa sulla porticina ad arco a tutto sesto, nel basamento a sud, sembra risalire al 25 gennaio 1525. Ma un'altra porta identica ora murata sembrerebbe conducesse, tramite un gradino ascendente, alla chiesa, il cui pavimento doveva essere, allora, ben un metro più alto di quello attuale. Si presume, infatti, che nel 1463 Gandria fosse dotata di una chiesa con campanile, sui cui resti è stata edificata la chiesa di San Vigilio.

Nel 1615 viene posata la prima campana; nel 1683 la seconda. Il 7 marzo 1790 la torre è dotata pure di un orologio. Cinque anni dopo, il 19 marzo 1795, Giuseppe Bizzozzero viene incaricato di fondere le due campane, ma nel 1890 le campane vengono nuovamente rifuse e, alle due preesistenti, ne sono aggiunte tre. Per far posto alle nuove campane, il campanile viene modificato: è così che scompaiono le "finestre ad arco rotondo, accoppiate nella mezza colonnetta d'ordine toscano, poggiate su un elegante e candido capitello".

Situato accanto al cimitero di Gandria, l'oratorio di San Rocco viene edificato nel 1645. Patrono degli appestati, il santo è evocato dai gandriesi quando, nel 1633, la peste avanza fino ai confini del villaggio, mietendo 222 vittime ad Albogasio. In cambio di protezione, gli abitanti gli promettono una cappella dedicata. Risparmiata dalla peste, Gandria realizza la cappella votiva, che oltre a San Rocco, è dedicata a San Sebastiano e alla Madonna della Salute.

Dal 1740 al 1745, l'oratorio viene ingrandito e abbellito con dipinti dei fratelli Torricelli (e la collaborazione dello stuccatore Francesco Giambonini di Pietro), tra cui un grande affresco raffigurante i tre santi e il Bambin Gesù.

Dopo la costruzione del nuovo Cimitero inizia la decadenza dell'oratorio. I lavori eseguiti non sono infatti sufficienti a salvare la costruzione e gli affreschi dall'umidità. Il prezioso dipinto va dunque perduto. Anni dopo, Bruno Bordoni, sulla base di una vecchia foto e di uno schizzo, riproduce l'opera su di una tela che viene collocata sopra l'altare come l'originale. Nel 1974 viene purtroppo rubata.

Bruno Brusoni, nella guida itinerario-descrittiva Da Milano a Lucerna racconta che i gandriesi, a causa del territorio inerpicato su cui abitano, dormono orizzontalmente solo nel camposanto. Ma devono averne passate di notti insonni prima di essere riusciti a ottenere un cimitero dignitoso: per l'esattezza 25 anni.

Originariamente il Cimitero di Gandria è una lapide di marmo posta sul pavimento della chiesa parrocchiale di San Vigilio. In seguito, "per ragioni di igiene e di economia", lo spazio dedicato alle sepolture viene esteso al sagrato e all'area a nord della chiesa. Sono create fosse singole e comuni, assegnate alle donne sposate, alle vergini e ai confratelli del Santissimo Sacramento.

Quando il 15 giugno 1833 viene varata la Legge cantonale sui cimiteri, trovare un terreno adatto per il camposanto e conforme alle nuove norme sembra un'impresa impossibile. Il 15 aprile 1835 la municipalità decide di appellarsi al Gran Consiglio per ottenere il permesso eccezionale di costruire il cimitero dove l'impervio terreno del villaggio lo consente. Le autorità competenti non danno risposta, tanto che il 1. luglio 1841 il Municipio si appella al Gran Consiglio una seconda volta. Ma anche questa richiesta rimane senza risposta.

Il 19 dicembre dello stesso anno il Municipio di Gandria invia una terza petizione al Governo, questa volta ottenendo risultati: il 30 ottobre 1842 viene infatti inviato un medico a fare il sopralluogo per scegliere una possibile ubicazione del cimitero. Non si trova però una soluzione adeguata.

Dopo il 1853 l'Assemblea comunale decide di costruire il cimitero sul terreno dei fratelli Guglielmini, accanto all'oratorio di San Rocco. I lavori vengono affidati al luganese Carlo Pezzi ma, insoddisfatto del suo operato, il Municipio sospende l'opera. Il cimitero viene allora ultimato dai gandriesi stessi che, giorno dopo giorno, a turno, costruiscono il camposanto. Il cimitero è benedetto il 28 febbraio 1858 dall'arciprete di Lugano.

Gandria in bianco e nero
Gandria in bianco e nero

Gandria in bianco e nero

Gandria in bianco e nero

Gandria in bianco e nero