Non sono solo parchi e giardini urbani, il verde in città è anche il lago, i fiumi, i terrazzamenti e i boschi: insieme costituiscono il paesaggio di Lugano. Le Linee Verdi raccolgono i criteri per curare questo patrimonio — pubblico e privato — e li mettono a disposizione di chi vive la città e di chi lavora con il verde.

Cosa sono

Quattro quaderni con buone pratiche per progettare e gestire il verde, uno per ogni paesaggio della città.

A chi si rivolgono

Alle tecniche e ai tecnici del verde, agli enti pubblici, ma soprattutto a chi ha un giardino o un terreno da gestire.

Come si usano

Individua il paesaggio in cui si trova il tuo terreno, poi segui il vademecum di quel paesaggio.

Un manuale del paesaggio, non un regolamento

Le Linee Verdi nascono per trasmettere conoscenze e criteri guida sulla gestione del verde: come scegliere le piante, come sfruttare l'acqua piovana, quali materiali usare per costruire un muretto o un vialetto in giardino. Non impongono obblighi, ma propongono buone pratiche, spiegando perché sono efficaci.
Si rivolgono agli enti pubblici, ma soprattutto alle cittadine e ai cittadini di Lugano. Chi cura una siepe, un orto o un giardino privato contribuisce in modo determinante al paesaggio della città, alla sua ecologia e alla conservazione dei suoi caratteri storici.
Il documento è organizzato in quattro vademecum, uno per ogni entità paesaggistica. Ogni vademecum illustra il paesaggio a tema e come è cambiato, poi entra nel concreto, dando indicazioni pratiche sui materiali, sulle specie vegetali e sui criteri di gestione sostenibile.

Il rapporto con il PDcom
Il Piano Direttore Comunale Lugano 2050, una visione che disegna il futuro del nostro territorio, ha ispirato le Linee Verdi, che traducono una parte del Piano, — il paesaggio — con indicazioni per gestire il verde. In particolare danno seguito al tema “Realizzare una rete di spazi aperti verdi” e alla visione di Lugano Città-Paesaggio, presentate dal piano.

Approfondisci su: pdcomlugano.ch

Un po’ di cifre per entrare nel tema 

  • ​​​​​​​76 km2 di estensione territoriale di Lugano
     
  • 45.8 km2 di bosco
     
  • 48.9 km2 superfice del lago di Lugano
     

       

Le 4 entità: 4 paesaggi, 4 vademecum

Un'entità paesaggistica raggruppa luoghi che hanno lo stesso uso o appartengono agli stessi sistemi naturali. Riconoscerle serve a dare a ognuna un programma comune e a ridarle il carattere che in gran parte hanno perso.

Apri il paesaggio che ti interessa: scopri com'era, com'è oggi, come sarà, leggi i materiali e le specie consigliate.
 

Paesaggio lacustre


Dalle rive del Ceresio (271 m) fino a 450 m

È la Lugano che tutti riconoscono: il lungolago e i quai, la sequenza di parchi e piazze lungo il Ceresio, i giardini delle ville e degli hotel storici, il parco del Pian Casoro. Il clima insubrico ci ha dato una vegetazione lussureggiante, su cui, a cavallo tra Ottocento e Novecento, è nata l'immagine della città.
Molti di questi giardini figurano nell'inventario ISOS e nell'elenco ICOMOS dei giardini storici svizzeri.


Comprende

  • Lungolago, quai, piazze e parchi
  • Ville e giardini storici, quartiere Montarina 
  • Parco del Pian Casoro, foce della Roggia Scairolo

Fino a metà '900 il paesaggio lacustre correva senza interruzioni da Paradiso a Castagnola: piazze pubbliche in sistema con i quai, il boschetto del Parco Ciani, il lido, il tessuto di ville e hotel con i rispettivi giardini. Piazza Manzoni era un giardino rigoglioso e si chiamava Piazza Giardino.

Il paesaggio ha perso carattere, il traffico e la crescita urbana hanno separato la città dal suo lago, la ricchezza botanica dei giardini delle ville storiche è diminuita. Spicca invece il Pian Casoro come progetto virtuoso inserito nell'inventario dei siti di importanza nazionale per la riproduzione degli anfibi.

Ricomporre un sistema paesaggistico unitario (invece di episodi isolati): curare i giardini delle ville con specie e materiali coerenti, reintrodurre varietà botanica, far dialogare il centro e il lungolago attraverso una diversa organizzazione del traffico e più comfort per chi cammina.

Pietra naturale filtrante
Gneiss ticinese
Porfido rosa di Cuasso al Monte
Ciottoli di fiume
Calcestre

Specie che resistono al caldo e appartengono alla storia del luogo: Magnolia grandiflora, Quercus ilex, Laurus nobilis, Olea europaea, camelie e ortensie, palme, oltre ai tigli e agli ippocastani dei quai, potati a testa di salice.

       

Paesaggio fluviale


Dalla Val Colla alla foce del Cassarate, poi lungo la Roggia Scairolo

La piana alluvionale del Cassarate e tutte le zone lungo i corsi d'acqua sono parte del paesaggio fluviale. Prati umidi, radure e foreste alluvionali si lasciano inondare durante le piogge forti: trattenendo l'acqua, rallentano il deflusso a valle e riducono i picchi di piena. È il paesaggio più trasformato: nelle aree urbane la continuità degli spazi naturali lungo l'acqua è quasi scomparsa.


Comprende

  • Il fiume Cassarate e i corsi d'acqua minori
  • Le piane del Cassarate, della Stampa e del Pian Scairolo
  • Le aree di pertinenza della Roggia Scairolo

Rogge, mulini e sistemi di orti. Un tempo la piana era coltivata, punteggiata da ville storiche ed edifici artigianali, con filari di alberi a segnare le rogge e i confini dei terreni. Il Cassarate venne incanalato nel 1905.

Il sistema degli orti è scomparso e l'area è densamente costruita, con palazzine dagli spazi verdi ridotti e di scarso valore ecologico. I suoli sono in buona parte impermeabili e il paesaggio è frammentato.

Rinaturare i corsi d'acqua, migliorare la permeabilità dei suoli, costruire corridoi ecologici lungo la trama blu e aumentare le alberature per creare spazi di freschezza. Due cantieri già in corso: il progetto della Foce e il Raggio verde lungo il Cassarate.

Calcestre
Ghiaia e ghiaia inerbita
Grigliati erbosi
Sanpietrini su sabbia
Blocchi di gneis per le sponde

Specie legate all'acqua e alle golene: Alnus glutinosa, Salix alba, Populus nigra, Quercus robur, Fraxinus excelsior, oltre ai prati umidi e alla vegetazione di sponda.

       

Paesaggio terrazzato


Da Gandria (271 m) verso Brè (700 m), fino alla Val Colla occidentale

Sono i versanti modellati a terrazze (per trattenere la terra e poterla coltivare) con muri a secco costruiti usando le pietre ricavate dalla bonifica degli stessi terreni. Appartengono a questa entità anche i campi coltivati e gli orti urbani. È il paesaggio che racconta, meglio di ogni altro, il rapporto tra le persone e il territorio che abitano.


Comprende

  • Ronchi, vigneti, frutteti e oliveti terrazzati
  • Muri a secco e margini magri
  • Orti privati e orti comunitari

Fino alla metà del XX secolo, i terrazzamenti a gestione tradizionale (vigneti, frutteti e oliveti consociati a colture ortive) coprivano la maggior parte del territorio che oggi forma la Città di Lugano.

Sono rimaste poche parcelle sparse, spesso circondate da bosco e da aree urbanizzate. L'abbandono dell'agricoltura negli anni '50 e l'avanzamento del bosco hanno fatto scomparire gran parte dei terrazzamenti; gli orti urbani sono diventati sporadici.

Salvaguardare i muretti a secco, preferire antiche varietà locali di alberi da frutto, incentivare nuovi frutteti e vigneti anche nei giardini privati. E mettere in rete gli orti comunitari, collegandoli ai percorsi ciclabili e ai corsi d'acqua: sono incubatori di agricoltura più ecologica e occasioni di relazione fra vicini.

Muri a secco in pietra locale
Gneiss
Ghiaia e calcestre

Antiche varietà locali di melo, pero e pesco, vite, olivo, aromatiche mediterranee (Lavandula, Rosmarinus officinalis, Origanum) e i margini magri xero-termofili fra prato e bosco.

       

Paesaggio forestale


Da 273 m fino a circa 1'540 m, alle pendici del Monte Gazzirola

È il patrimonio naturale più esteso della città: il bosco copre il 63% della superficie comunale e funziona da corridoio ecologico nord-sud ed est-ovest. Entra in città anche con piccoli lembi, come a Besso, e struttura interi quartieri, dalla Val Colla a Gandria. Comprende anche selve castanili, alpeggi, maggenghi, pascoli e prati secchi.


In 100 anni

  • -53% superficie agricola
  • +41% superficie boschiva 
  • 63% del territorio comunale è diventato bosco

Il bosco un tempo occupava una superficie molto ridotta rispetto a oggi. Era intervallato da prati secchi e maggenghi, molte aree venivano esboscate per la vendita del legname. Sistemi agroforestali come le selve castanili alternavano radure e zone boschive, con un alto valore di biodiversità.

Il bosco è avanzato nelle aree aperte abbandonate, in parte per rimboschimento e in parte per ricolonizzazione naturale. In Val Colla restano pascoli e prati secchi con nuclei rurali, collegati da sentieri.

Boschi multifunzionali, convivenza della funzione protettiva e dello svago: percorsi, attività all'aperto, mobilità condivisa e itinerari MTB. Recupero di selve castanili, alpeggi, maggenghi, pascoli e prati secchi. Rriqualificazione delle piazzette e delle stradine dei nuclei.

Superfici permeabili
Pietra locale a secco
Legname del posto

Castagno, faggio, tiglio e le specie della selvicoltura naturalistica, con alberi morti e isole di bosco vecchio lasciati come nicchie per la piccola fauna.

       

Come il tuo giardino può cambiare tutto il quartiere con 7 accorgimenti

Anche gli spazi privati fanno parte della rete degli spazi verdi, con semplici migliorie puoi contribuire a rendere la città più amica della natura. 


1.    Un giardino pluviale
Raccogliendo l'acqua piovana dove cade, si evita di sovraccaricare le canalizzazioni e si lascia l’acqua a disposizione delle piante.
 

2.    Vialetti che assorbono
Sostituire l'asfalto con il Calcestre o con la ghiaia inerbita: l'acqua filtra e la superficie accumula molto meno calore.
 

3.    Parcheggi semipermeabili
Grigliati erbosi e materiali porosi funzionano bene anche dove passano le auto.


4.    Un albero grande
L'ombra di una chioma arborea abbassa la temperatura intorno alla casa e contrasta le isole di calore.


5.    Una siepe viva mista
Dove il contesto storico lo consente, una siepe mista al posto della siepe di una sola specie è un accorgimento semplice a favore della biodiversità.


6.    Corridoi ecologici
Non isolare il tuo giardino, lascia dei passaggi aperti: le recinzioni ostacolano il passaggio della piccola fauna: il riccio ad esempio, specie bandiera della biodiversità urbana, è in forte calo. 
 

7.    Sfalcio estensivo
Dove possibile, in primavera, lascia che le piante compiano il proprio ciclo e fioriscano prima di falciare il prato.
 

Sfoglia le linee verdi di Lugano

       

       

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